Il secondo tributo dell’Agìmus a Beethoven, nel 250esimo anniversario della nascita, è con la Sinfonia n. 7 e il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3, pagine che verranno eseguite in versione cameristica dall’Agìmus String Quintet e dal pianista Piero Rotolo. C’è circa un decennio di differenza tra le due composizioni. Finita di comporre nel 1812, la Settima Sinfonia (appartenente al cosiddetto ciclo delle sinfonie dispari) manifesta finalmente un’idea di armonia e gioia dopo gli impeti della Quinta, e propone uno sguardo più consapevole dell’artista nei rapporti con le leggi dell’universo. Completato – si fa per dire – nel 1802 (al debutto la parte solista era semplicemente abbozzata sullo spartito), il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra occupa una posizione centrale nella storia del concerto beethoveniano, per l’originalità della scrittura pianistica, pensata però all’interno di un modello classico nel rapporto tra solista e orchestra. Fu forse il più noto ed eseguito concerto di Beethoven tra i virtuosi dell’Ottocento, probabilmente per il pathos romantico che avvolge l’intero lavoro. Il compositore di Bonn voleva superarsi dopo il successo riscontrato presso il pubblico viennese con i primi due concerti. E ci riuscì.