CASA VAN WESTERHOUT
Tra gli invitati Gabriele d’Annunzio

INTERPRETI
PIERO ROTOLO pianoforte
MARGHERITA ROTONDI mezzosoprano
FLAVIO MADDONNI violino
MAURIZIO PELLEGRINI attore
MATTEO SUMMA storico
LAURA BOVINO danza
FILOMENA DI RENZO scelta dei dipinti
Regia
MAURIZIO PELLEGRINI e MATTEO SUMMA

dal libro omonimo di Matteo Summa con musiche di Niccolò van Westerhout

Chi lo avrebbe mai pensato. Nella Napoli di fine Ottocento un musicista di lontane origini fiamminghe ma proveniente dalla Puglia s’impone per la sua determinazione a percorrere sia i sentieri della tradizione, e quindi del teatro e delle forme classiche, sia la via che la nuova musica d’oltralpe imponeva. Niccolò van Westerhout intraprende le due strade. Da pianista si appropria del bagaglio tecnico di Thalberg e di Cesi, i cui nomi erano impressi nella Napoli del tempo, ma anche di Chopin, Liszt e Brahms, orientandosi con febbrile entusiasmo verso il dramma musicale di Wagner. Ed è qui che accade qualcosa. Gabriele d’Annunzio partì per Napoli a fine agosto 1891 e vi rimase sino a dicembre 1893, immettendo nuova vitalità nei salotti letterari. Al giovane autore del romanzo Il piacere e di autorevoli contributi sul giornale Il Mattino si guarda con sospetto e ammirazione: sospetto per i suoi mascheramenti e le sue tresche; ammirazione per l’innata abilità narrativa, in grado di meravigliare un po’ tutti, dal borghese di turno alla raffinata scrittrice Matilde Serao. Napoli viveva degli entusiasmi dei suoi uomini di cultura. Qui operavano Edoardo Scarfoglio, Giulio Scalinger, Salvatore Di Giacomo, Arturo Colautti. Quale migliore luogo d’incontro se non il salotto o la propria abitazione? In casa van Westerhout si costruisce l’amicizia tra il musicista e Gabriele d’Annunzio. E tra una performance e l’altra, anche due lettere del poeta a Barbara Leoni, in cui traspare non solo l’amore per Wagner, che avrebbe commentato con trasporto nel sesto libro del Trionfo della morte, ma anche l’interesse per la musica di Niccolò van Westerhout.
Il presente lavoro dal titolo Casa van Westerhout. Tra gli invitati Gabriele d’Annunzio nasce in forma di proposta didattica, ma con gli accorgimenti di un vero e proprio spettacolo: pianista, cantante, danzatrice, voci narranti, proiezione di celebri dipinti e documenti d’epoca. Nello sposare alcuni aspetti propri di Gabriele d’Annunzio, le atmosfere crepuscolari e l’insonnio quale condizione esistenziale e creativa, Niccolò van Westerhout non rinuncia alla grazia dell’armonia shakespeariana, così il lanciarsi nell’esperienza wagneriana, in Doña Flor, non implica il distacco dalla tradizione che l’ha accompagnato nelle sue transazioni musicali e artistiche.

(Matteo Summa)

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